Villa Catenacci - De Wich

Villa Catenacci De Wich, sita a Locate Varesino, fu dimora della famiglia olandese dei De Wich, venuta dalle Fiandre al seguito degli Spagnoli, sin dai primi decenni del 1600.
L’edificio ha la caratteristica forma a C, con due ali che si protendono verso il giardino.
Si tratta di una solida costruzione a due piani fuori terra (piano terra, primo piano, oltre a una porzione cantinata) con murature portanti in mattoni, solai e travi in legno, copertura in cotto.
La parte centrale del fronte sud è sistemata a portico con volte a crociera e cinque archi poggianti su quattro colonne toscane e due lesene in granito, con pavimentazione palladiana. Tra le arcate, sopra le colonne, vi sono dei tondi in sasso bianco raffiguranti busti in bassorilievo.
Era questa la facciata principale. Il muro verso la strada reca, in un nicchione, il ricordo del vecchio ingresso carraio.
Due balconcini danno garbo alle facciate principali, uno per facciata; sono barocchi e hanno i parapetti in ferro battuto.
Lo scalone d’onore che porta al piano superiore è composto da due rampe a spina centrale separate da un ricco parapetto a specchiature ritmate da sei trofei di frutta in pietra arenaria bocciardata tra correnti superiore e inferiore pure in pietra.
L’ultimo dei De Wich, Giovanni, è ricordato come benefattore del nostro paese, così come è testimoniato dalla lapide affissa sulla parte destra dell’antico portale della Chiesa parrocchiale, infatti a lui è intitolata la Scuola dell’Infanzia poiché, per lascito testamentario, una parte della rendita annua fu destinata per la sua istituzione.
Nel 1836, alla morte di Giovanni De Wich, la villa venne acquistata dalla famiglia borghese dei Catenacci, la quale ampliò la villa e il parco.
Quest’ultimo esteso su una superficie di circa 7730 mq, originariamente pianeggiante, con due viali che si intersecavano a croce nel centro, fu completamente rinnovato nel 1860/1865 con la creazione di rilievi artificiali e con la messa a dimora di numerosi alberi ad alto fusto a foglia persistente o caduca, ora ultracentenari.
Di quell’ epoca sono i tre rigogliosi fagus selvatica atropurpurea, una sophora japonica pendula, un grande platano, un cedrus atlantica (di oltre 35 m di altezza).
Dell’inizio del secolo sono invece due splendidi esemplari di cedro, uno del Libano e uno atlantica glanca, oltre ad una quindicina di aceri sia giapponesi sia autoctoni.
Negli ultimi anni sono stati posti a dimora numerosi rododendri e azalee dei laghi.
Rocce, vasche, piccoli terrazzi e un gazebo completano l’immagine del parco.
Il patrimonio vegetale del parco risulta di notevole pregio sia per l’originalità dell’impianto sia per la scelta delle essenze impiegate; in tutto ne sono state rilevate 85 specie, appartenenti a 45 famiglie botaniche provenienti da diverse aree di origine.
Il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, vista la legge 1° giugno 1937, n. 1089 sulla tutela delle cose d’interesse artistico e storico ha dichiarato, il 10 marzo 1977, l’immobile VILLA CATENACCI di interesse particolarmente importante e ha deciso di sottoporre lo stesso a tutte le disposizioni di tutela contenute nella legge stessa.
